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Programmazione Musica e teatro
Cineteatro AGORA' - Robecco sul naviglio (Mi)
Stagione 2025 - 2026
Stagione d’ Opera, Danza e Grande Arte
CineTeatroAgorà
P.zza XXI luglio Robecco sul Naviglio
www.cineteatroagora.it
info@cineteatroagora.it
Cell. 349 82 53 070
Mercoledì 3 dicembre 2025 ore 21:00
CARAVAGGIO a Roma, Il viaggio del Giubileo
3D Produzioni e Nexo Studios in partecipazione con SKY
Caravaggio a Roma. Il viaggio del Giubileo, diretto da Giovanni Piscaglia su soggetto di Didi Gnocchi, con la sceneggiatura di Eleonora Angius e la voce narrante di Mario Cordova. Sarà all’Agorà mercoledì 3 dicembre 2025 il docu film dedicato ad uno degli artisti più controversi e amati al mondo: Michelangelo Merisi, in arte detti il Caravaggio.
CINEMA TEATRO AGORÀ ROBECCO (SN)
DOMENICA 7 DICEMBRE 2025 ore 17.30
(inizio collegamento ore 18.00 esatte)
Serata inaugurale del Teatro alla Scala
introduzione guidata alla visione dell'opera a cura di Mario Mainino,
con rinfresco finale facoltativo al termine della rappresentazione.
Teatro alla SCALA - Milano
Stagione 2025-2026
Dmitri Shostakovich
(25/091906 - 09/08/1975)
Una Lady Macbeth
del distretto di Mcensk
Opera in quattro atti e nove quadri
Libretto di Aleksandr Prejs e Dmitrij Šostakovic
Dall’omonima novella di Nikolaj Leskov
Vedi info sul BLOG



































Mario Mainino, direttore artistico
Attilio Viganò, direttore organizzativo
Miracolo a Milano? Non solo, anche a Robecco!
Sì, non soltanto nel celebre film, ma anche all’inaugurazione della stagione lirica 2025-2026 del Teatro alla Scala. Non era affatto scontato: quando abbiamo proposto di riprendere la tradizione della diretta al Cinema Teatro Agorà di Robecco S/N, molti hanno aderito “con riserva”. Il risultato? Poco più di mezza sala.
Ma ciò che conta è che chi ha partecipato ha potuto apprezzare un’opera complessa per i suoi contenuti sociali, ma al tempo stesso godibilissima grazie alla straordinaria ricchezza musicale. Tutti hanno seguito senza stanchezza le tre ore e quaranta di spettacolo, intervalli compresi, e al termine abbiamo raccolto solo commenti positivi, talvolta persino entusiastici.
Certo, qualche sorriso lo ha suscitato la traduzione infelice delle povere donne “annegate”, che qualcuno avrebbe preferito rendere con “brusiate”. Ma al di là di dettagli non sempre fedeli al libretto, la regia – presentata per la prima volta – ha convinto e conquistato il pubblico.
Insomma: “Buona la prima”! Un ottimo inizio per la ripresa della programmazione di opera e arte al cinema di Robecco. Non sembra vero: altrove esperimenti simili non hanno avuto seguito (basti pensare a Vigevano, dove solo la prima stagione sotto la mia direzione artistica ottenne un successo tale da finire due volte sui giornali nazionali come una delle sale più frequentate d’Italia). Qui invece, grazie all’accoglienza calorosa, al sostegno dei volontari e alla preziosa direzione organizzativa di Attilio Viganò, l’iniziativa è proseguita per ben dodici stagioni. E ancora oggi porta a Robecco spettatori provenienti persino da Milano, attratti dal valore aggiunto delle presentazioni e dei commenti senza peli sulla lingua che il sottoscritto, Mario Mainino, offre prima, durante e dopo la visione.
Dopo questo successo, la richiesta unanime è chiara: riprendere la programmazione. Vedremo se le condizioni fisiche lo permetteranno e se il calendario mondiale dei teatri offrirà titoli interessanti per dare vita a una nuova stagione.
Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk: tragedia di una donna imprigionata
L’opera “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk”, tratta dal racconto di Nikolaj Leskov e resa celebre dalla trasposizione musicale di Dmitrij Šostakovic, propone un titolo che, seppur evocativo, può risultare fuorviante. L’accostamento alla figura shakespeariana di Lady Macbeth suggerisce un’ambizione al potere che, nel caso della protagonista Katarina Lvovna, è del tutto assente. Piuttosto che una regina assetata di dominio, Katarina incarna la figura di una donna oppressa, intrappolata in una realtà domestica soffocante, che trova nell’amore e nel delitto l’unica via di fuga.
Il contesto claustrofobico e la ribellione
Katarina è vittima di una doppia prigionia: quella imposta dal marito Zinovij, che la desidera solo come oggetto sessuale, e quella del suocero Boris, ossessionato dalla discendenza e pronto a sorvegliare ogni suo movimento. La sua sterilità, o presunta tale, diventa il pretesto per una condanna sociale e familiare che la isola e la umilia. La sua risposta non è una scalata al potere, ma una ribellione disperata che si manifesta attraverso l’amore proibito per Sergej, un servo appena assunto.
L’amore come detonatore del delitto
Il rapporto tra Katarina e Sergej nasce in un clima di tensione e sopraffazione. La loro prima intimità è segnata da un gesto di sfida e da una caduta fisica che simboleggia la rottura dell’ordine patriarcale. La passione tra i due si consuma tra le mura della casa, luogo che da prigione si trasforma in teatro di trasgressione. Ma l’amore non è salvezza: è il detonatore di una spirale di violenza che culmina nell’omicidio del suocero Boris, avvelenato con funghi contaminati, e successivamente del marito Zinovij, soffocato con la complicità dell’amante.
Visioni, fantasmi e senso di colpa
L’opera non rinuncia a suggestioni tragiche e soprannaturali. Katarina è tormentata dal fantasma di Boris, che la maledice come Banco in Macbeth. La sua agitazione mentale si traduce in una scena di pazzia che anticipa il crollo finale. Il senso di colpa, pur non espresso apertamente, si manifesta nel turbamento che la protagonista prova ogni volta che guarda verso la cantina, luogo della sepoltura clandestina del marito.
La denuncia e la caduta
Come in molte opere russe, un personaggio marginale — il “contadino censioso” — diventa strumento del destino. Scopre il cadavere e denuncia l’omicidio, provocando l’arresto di Katarina e Sergej proprio nel giorno delle loro nozze. La festa si trasforma in tragedia, e la fuga progettata si infrange contro la giustizia implacabile.
Siberia: l’epilogo della disillusione
Nel quarto atto, la marcia dei forzati verso la Siberia rappresenta la definitiva discesa agli inferi. Katarina, ancora innamorata di Sergej, tenta di avvicinarlo corrompendo le guardie, ma viene respinta. L’uomo l’ha sempre amata per interesse e ora si consola con Sonetka, una forzata compiacente. L’ultima umiliazione — il dono delle calze che Sergej destina a Sonetka — spinge Katarina al gesto estremo: si getta con la rivale nelle acque vorticose, ponendo fine alla sua esistenza.
Conclusione: una tragedia al femminile
“Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” è una tragedia al femminile che rovescia i canoni dell’ambizione e del potere. Katarina non è una regina, ma una donna comune che, schiacciata da un sistema patriarcale, cerca nell’amore e nel delitto una via di liberazione. Il suo destino, però, è segnato dalla disillusione e dalla solitudine. L’opera si chiude con il corteo dei forzati che si allontana verso le “steppe smisurate, giorni e notti senza fine”, lasciando dietro di sé il silenzio di una tragedia che non ha eroi, ma solo vittime.
PROGRAMMA DI SALA
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