Maccaferri, una retrospettiva

 

Seconda Scuderia del Castello Sforzesco Vigevano

Sabato 24 gennaio 2026 – ore 11,00
Con il patrocinio della Città di Vigevano
dal 24.01.2026 al 01.02.2026
La luce e i colori di un secolo
omaggio a Piero Maccaferri

Retrospettiva Maccaferri

Mostra ideata da Rita Viarenghi in collaborazione con la famiglia di Piero Maccaferri


PROGRAMMA e NOTE :

orari: festivi dalle 10.00 alle 18.00 feriali dalle 15.00 alle 18.00
Biografia
Piero Maccaferri nasce a Cilavegna nel 1916.

I Maestri Aldo Carpi e Achille Funi sono i suoi maestri di pittura all'Accademia di Brera e Benvenuto Disertori insegnante d'incisione. Suoi compagni di corso: Morlotti e Longaretti. 1939: collabora alla realizzazione della Mostra Leonardesca a Milano
1940: 1o premio Hayez ed espone alla Triennale di Arte Contemporanea di Milano, inaugurata alla presenza del Re.
1941: chiamato alle armi e inviato in Africa, fatto prigioniero dagli inglesi e trasferito ad Alessandria d'Egitto, ove realizza ritratti ad alte personalità dell'esercito, oltre a grandi
opere murarie.
Entra a far parte di un circolo artistico Italiano con sede nella chiesa Sacro Cuore ed ha la possibilità di esporre al Salone di Alessandria d'Egitto.
1946: viene rimpatriato e in Italia trova un clima distaccato, difficile riallacciare i rapporti lasciati sei anni prima.
1947: allestisce una personale alla galleria Borromini di Milano, presentando " il periodo Rosso" 1948: inizia il percorso di insegnante, senza mai tralasciare l'attività artistica.
1964: 1o premio Assisi per l'incisione "San Francesco e Sorella Luna "consegnatogli in udienza privata dal Papa Paolo VI a Castel Gandolfo.
1965: medaglia d'oro del Senato
1966: medaglia d'oro del Presidente del Consiglio
Molteplice le partecipazioni a mostre regionali e nazionali, fra cui le Biennali d'incisione Padova, Roma, Ravenna Taranto
1987: invitato alla Triennale di Milano, ove presenta la serie delle" Fatiche di Ercole" vera e propria summa del suo operato di incisore.
Sue opere figurano in numerose collezioni pubbliche e private, alcune conservate nella biblioteca di Alessandria d'Egitto.
Di Lui hanno scritto i più importanti nomi della critica: Lepore, De Grada. Passoni, Traversi, Signorini, Monteverdi e tanti altri.
Si spegne improvvisamente nel Giugno del 1992

Da tempo mancava una mostra ad illustrare l'opera di Piero Maccaferri, artista straordinariamente eclettico che seppe muoversi con grande padronanza di mezzi tra la pittura, il disegno e l'incisione. Cresciuto artisticamente nella prima metà del secolo scorso, non fu certo insensibile al forte movimento di trasformazione che scosse l'Italia tra Roma e Milano alla fine degli anni Quaranta. L'azione di "Corrente" riportava all'attenzione le esperienze dei Fauves, degli Espressionisti e ancora e sempre di Picasso. Scorrendo le immagini della pittura di Maccaferri, tornano insistenti i riferimenti a questi modelli, insieme alla volontà di porgere al pubblico una visione del mondo più moderna, unitamente a riflessioni sui destini di una composta umanità appena emersa dallo sconvolgimento della guerra.
Le opere di Maccaferri diventano manifesto di modernità attraverso personaggi in cerca di una identità, in preda a dubbi e interrogativi esistenziali che rimangono senza risposta, quasi sospesi in una vita parallela senza tempo. Proprio in questo "senza tempo" si scopre tutta l'originalità e la modernità di una pittura destinata a durare.
Giuseppe Castelli

Piero Maccaferri ha una storia che comincia come quella dei più sensibili e intelligenti della mia generazione.
Ha operato in inquieta solitudine in un paese della Lomellina agitando immagini di donne studiate nella loro candida bellezza, paesaggi analizzati nei loro giochi prospettici, nature morte dipinte con purezze cromatiche.
La conferma della capacità ci viene dalla sua feconda opera di disegnatore, incisore, illustratore.
Disegni straordinariamente impegnati in drammatiche immagini di lotte erculee contro mostri, serpenti, aggressivi leoni, uccellacci infernali, disegni immuni di accademia e tutt'altro che sconsolati.
L'uomo nudo è in grado di atterrare il mostro, armato dalla sua fede e dalla volontà.
La matita, la penna e il bulino si attorcigliano intorno ai corpi, ne rivelano le pieghe, gli anfratti.
Dalle sue incisioni si ricava un senso di forza e di orrore che è proprio del grande illustratore che non si sente subalterno all'immagine descritta. Senza sottovalutare l'importanza dell'opera dipinta dal Maccaferri nel disegno e nell'incisione l'artista Lomellino ha raggiunto un livello di forza eccezionale degno della tradizione degli artisti rinascimentali.
Raffaele De Grada

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Retrospettiva Maccaferri

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Note:

 

Le foto sono scattate con:
Panasonic LUMIX FZ300
12 Megapixel, Zoom 0X, 1600 ISO, LCD ad Angolazione Variabile e rigorosamente non hanno subito nessuna post elaborazione.

Le foto e le riprese sono state effettuate con macchina fotografica e cellulare a mano, senza mai passare davanti ad un solo spettatore.


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